La domanda di salute

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« […] No, mai sono stato contento di me, un po’ per colpa mia un po’ perché fui “dal nascere in due scisso”. E dentro ebbi sempre per legge inesplicabile della mia natura un deposito torbido nel fondo, una melmetta che non volli rimestare perché se l’avessi appena smossa avrei intorbidato tutta l’acqua che sopra invece si manteneva limpida. E così quel fondo è ancora lì, scuro e immobile. […] Da quello che ho scritto risulta, è vero, che la mia “bella giornata” fu sempre attraversata da un’ombra, e che la “Grande Occasione Mancata” fu la vita. Ma questo non mi impedì di aspettarla la bella giornata, e di abbandonarmi ad essa con animo lieve, quando si presentava. […] Ma forse nel mio caso io posso spiegarmi meglio con un’immagine: la parte di me che mi si rivoltò contro fu impetuosa come un forte vento contrario; ma l’altra, con l’obliqua sua vela seppe sfruttarlo al meglio, inclinando pericolosamente la barca mentre di traverso lo stringeva; e più contrario e forte era quel vento più la mia barca acquistava velocità nel rimontarlo. Così tutto nacque dalla scoperta che bastava un’inezia, un nulla, una lieve correzione alla barra del timone, per mutare a mio favore la legge fisica fino a quel momento applicata. Prevalse un’altra legge, più sottile e attiva: quella che permise al navigante di “risalire il vento” .» (La Capria, 2005)

Credo che questo scritto possa rappresentare una forte analogia con il percorso terapeutico, che può iniziare da un contrasto tra opposti apparentemente inconciliabili: un deposito torbido nel fondo e una parte luminosa.

Ad un certo punto nella vita si può scoprire una “melmetta” che non si riesce a ripulire mai del tutto. Forse però, l’utilità non sta nell’eliminare quell’ombra, ma nella ricerca del punto esatto in cui il vento contrario e ostile può essere catturato dalla vela. E allora di ciò che era un ostacolo si può cogliere tutta l’energia, trasformandola in proprio favore. Si tratta di un atto creativo, ciò che probabilmente un grande scrittore come La Capria è riuscito a fare durante tutta una vita attraverso lo strumento della scrittura, che gli ha permesso di offrire agli altri parte della sua sofferenza, elaborata, elevata ad una forma artistica divenuta universale, perché non riguarda ormai più sé stesso, ma tutti noi che lo leggiamo e ritroviamo qualcosa di soggettivo.

Lo stesso atto, se si decide di compierlo, può trovare spazio nel contesto terapeutico. A partire da quel lato torbido, riconoscendone prima di tutto l’esistenza e poi aprendo un dialogo tra questo e le risorse che si possiedono, si può avviare un percorso di aggiustamenti alla barra del timone, per poter “risalire il vento” e fare in modo di accogliere una nuova “bella giornata”.

Chi chiede di iniziare un percorso terapeutico?

Chiunque senta di voler aprire uno spazio “intimo, personale”, di  dialogo con sé. Ci si può trovare di fronte ad un evento preciso: la perdita di una persona cara, la fine di un rapporto, una situazione relazionale conflittuale dalla quale non si riesce ad uscire. Ma il mal-essere può anche provenire da un senso d’insoddisfazione diffusa, da un vivere senza colori le proprie giornate, da una condizione esistenziale ritenuta insoddisfacente. Si può avvertire un’impasse, un momento in cui la vita non fluisce liberamente e diviene forte l’esigenza di ricercare un nuovo equilibrio, nuovi significati alla propria esistenza.

In un momento come questo, ciò che si avverte come “crisi” diventa la spinta verso il cambiamento (Badaracco, 2006). Il “sintomo” comunica un bisogno vitale e una tensione evolutiva: bisogno di dare un senso, di costruire una visione del mondo, tendendo al compimento della propria identità (Von Franz, 1980).

La richiesta di iniziare un percorso terapeutico può allora divenire una “domanda di salute”, perché racchiude il bisogno di seguire un proprio personale sviluppo il cui percorso è stato interrotto.

Cos’è uno spazio psicologico

Si tratta di un luogo nel quale è possibile “portare” qualunque cosa riguardi la persona: un pensiero, un comportamento, un’emozione, un sogno, un disegno, uno scritto … perché si ha il desiderio di comprenderlo meglio. Lo spazio di un percorso psicologico non è un luogo nel quale si decide cosa è giusto o sbagliato in assoluto, cosa si deve o non deve fare, ma uno spazio in cui si può recuperare un “senso” di ciò che accade o è accaduto. Nello spazio di una psicoterapia non c’è giudizio, ma riflessione, pensiero, emozione, non c’è “consiglio”, ma lavoro comune, affinché la persona che richiede aiuto possa arrivare ad attingere a sé stesso in qualità di consigliere.

Insieme alla persona che ne fa richiesta, nei primi colloqui si valuta la situazione, attraverso un’attenta analisi delle motivazioni e delle risorse da impiegare. Sempre insieme, si considererà la possibilità di intraprendere un percorso, individuando una o più aree su cui lavorare, in sedute settimanali, di 50 minuti ciascuna.
Il primo colloquio è gratuito.


Bibliografia

Badaracco J.G. (6 maggio 2006) “La virtualità sana nella psicosi”, presentato al Centro di Psicoanalisi Romano.

La Capria, R. “L’estro quotidiano” Oscar Mondadori, 2005

Von Franz M.L. “Il processo di individuazione” in L’uomo e i suoi simboli, Tea Due, Jung (1980)